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Facebook, stretta sulle dirette: basta una violazione per essere bannati

facebook fact checking

Fin dal terribile attentato di matrice suprematista di Christchurch, in Nuova Zelanda, Facebook è finito al centro delle polemiche per aver fornito all’attentatore visibilità su una piattaforma frequentata da più di un miliardo e mezzo di persone ogni giorno. Da allora il social ha reagito intensificando i controlli relativi alle pagine e ai contenuti che promuovono odio in ogni sua forma, e nella giornata di ieri ha annunciato un investimento di 7,5 milioni di dollari per sviluppare tecnologie in grado di intercettare i contenuti pericolosi con più efficacia, ma soprattutto un giro di vite nel modo in cui gestisce il blocco della funzionalità delle dirette per le persone che violano le regole del social.

Facebook Live, cosa cambia nelle Dirette

Le regole relative a cosa è lecito pubblicare rimangono le stesse; quel che cambia sono le sanzioni che il social applice a chi viola le regole. Fino ad ora Facebook rispondeva con gradualità a questo tipo di comportamenti: partiva dalla rimozione dei post segnalati o scoperti dai suoi algoritmi per arrivare al blocco dei profili responsabili solo dopo reiterate violazioni, oppure dopo episodi particolarmente gravi. A partire da oggi, almeno per quel che riguarda le dirette, una sola violazione sarà sufficiente a comportare il blocco della funzionalità per determinati periodi di tempo; allo stesso modo i profili banditi dall’uso delle dirette non potranno neppure creare contenuti sponsorizzati di altro genere.

Un deterrente a metà

Da una parte in reltà è difficile che misure simili dissuadano effettivamente eventuali altri individui dall’emulare il comportamento dell’attentatore di Christchurch: i blocchi imposti da Facebook all’utilizzo delle dirette restano comunque temporanei, e la prospettiva di una ulteriore sanzione non è esattamente un deterrente per chi pianifica un attacco potenzialmente suicida. D’altro canto però persone o gruppi che sperano di poter utilizzare il social come piattaforma per la diffusione di messaggi d’odio a lungo termine avranno sicuramente più difficoltà a farlo — senza dirette a disposizione e con algoritmi addestrati a stanarli e bloccarne i profili.

Facebook e la lotta alle manipolazioni video

Proprio per questo Facebook ha intrapreso un’opera di ricerca volta a migliorare non solo gli algoritmi necessari a riconoscere automaticamente i contenuti pericolosi pubblicati sul social, ma anche a intercettare i video manipolati. Nell’intervento di ieri è stato fatto l’esempio delle modifiche effettuate al video dell’attentato di Christchurch per far sì che potesse essere ricondiviso eludendo l’operato degli algoritmi di riconoscimento delle immagini del social, ma sono stati citati anche i deepfake — video nei quali ambienti e volti di personaggi noti vengono manipolati per veicolare a chi guarda informazioni false ma realistiche. Sarà questa la sfida più importante per Facebook, ma non solo: il futuro delle fake news passa proprio da questa tipologia di contenuti, e trovare in anticipo il modo di riconoscerli e segnalarli sarà fondamentale per evitarne la diffusione incontrollata.

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