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Il web sa quando sei depresso e ti bersaglia con pubblicità a tema

I siti web non sono tutti uguali quando si tratta del rispetto della privacy dei propri utenti, e in linea di massima occorre sempre fare attenzione nel lasciare dati potenzialmente sensibili su pagine delle quali non si conoscono esattamente la natura e le fonti di guadagno; in alcuni casi però basta una visita sul sito sbagliato per far finire online informazioni fin troppo personali. L’ultimo monito in questo senso arriva da Privacy International, che ha scoperto come molti dei siti più utilizzati da chi cerca aiuto negli ambiti di depressione e salute mentale raccolgano informazioni su chi li visita, per passarle a inserzionisti che possono così inviare annunci pubblicitari a tema a soggetti potenzialmente vulnerabili.

Il gruppo ha analizzato il comportamento di 136 siti web in Francia, Germania e Regno Unito utilizzando un software appositamente pensato per scansionare il codice sorgente delle pagine visitate, e scoprendo che alcune informazioni sensibili inserite dagli utenti vengono effettivamente passate a soggetti terzi. Nel 76% delle pagine analizzate sono contenuti dei codici di localizzazione di proprietà di Google, Facebook e Amazon, che registrano la visita a beneficio di eventuali inserzionisti che utilizzano i loro sistemi.

La semplice visita a questi siti può allertare gli inserzionisti del fatto che chi vi naviga è sensibile a determinate tematiche o è affetto da problemi di salute mentale, e spingerli a proporre successivamente e su altre pagine pubblicità che risulterebbero più efficaci. Non solo: in alcuni siti che offrono test di autodiagnosi sono state scoperte tracce di un software in grado di registrare i clic effettuati sulle pagine e riprodurli in seguito, per conoscere con precisione inquietante informazioni sulla salute dei visitatori.

È esattamente per motivi come questo che la legislazione europea a protezione della privacy online mette dei limiti più stringenti del normale sulla raccolta di dati relativi alla salute di chi naviga su Internet: tracciare le visite di siti che trattano di depressione e malattie mentali senza richiedere un consenso esplicito e ben informato — accusa Privacy International — rappresenta una grave violazione di questi limiti. Posto che non tutti i siti della categoria soffrono di questo problema, per evitare di finire bersagliati da annunci inopportuni o regalare le proprie informazioni ad aziende sconosciute il consiglio da seguire è solo uno: navigare con cautela e interagire solo con pagine che tramite popup e avvisi si rendono inequivocabilmente chiare dal punto di vista della gestione dei dati dei visitatori.

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