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Sei episodi in cui Apple si è arresa alla Cina

Che i rapporti tra Apple e la Cina siano in un momento molto delicato (soprattutto per l’azienda di Tim Cook e soci) è un dato di fatto. E no, per fare subito chiarezza, le questioni Cina/Cupertino non dipendono dalla guerra commerciale iniziata da Trump (la cui unica vittima, per ora, è solo Huawei). Anche se tutte le controversie degli ultimi tempi sostanzialmente girano attorno alla particolare situazione politica che caratterizza lo Stato asiatico, non è la prima volta che il colosso della tecnologia made in USA si è dovuto arrendere alla Cina.

Il ritiro di HKmap.live

L’ultima “decisione” pro-cina, se così la si può chiamare, di Apple riguarda l’applicazione HKmap.live, un’app che in realtà esiste da tempo nei dispositivi Android e che non è altro che una sorta di Waze, pensata però per aggirare i potenziali ostacoli nei quali si potrebbero imbattere i manifestanti nel costo delle proteste e che funziona con le segnalazioni fatte dagli utenti della piattaforma. In breve, può essere utilizzata per “evitare” la polizia.

Dopo un primo periodo nel quale sembrava che HKmap.live fosse destinata a non arrivare mai nell’App Store, l’azienda ha invece deciso di accettare l’app rendendola disponibile alle centinaia di migliaia di utenti iPhone della zona. Il responso ha provocato la reazione del Partito Comunista e di diversi organi di stampa cinese, che hanno accusato l’azienda di interferire in una vicenda politica fornendo supporto a una rivolta popolare. E l’epilogo della vicenda è quello che ormai tutti conosciamo: Apple ha eliminato l’applicazione dall’App Store, ma resta comunque accessibile da iPhone utilizzando la versione web della piattaforma.

Le app di VPN non sono disponibili nell’App Store

Tra le tante restrizioni imposte dal Partito Comunista cinese, quella che forse è più famosa è relativa al grande firewall nazionale che impedisce a chiunque si trovi in territorio cinese di accedere ad un gran numero di siti web e piattaforme. Un limite che però, negli ultimi tempi, è facilmente raggirabile tramite l’utilizzo di VPN, ossia piattaforme che svolgono la funzione di “ponte” tra l’utente e i server web e che “eludono” la restrizione cinese.

Peccato però che nell’App Store disponibile per gli utenti cinesi siano state rimosse tutte le applicazioni VPN e, in soldoni, chiunque utilizzi un iPhone in cina, per poter navigare su siti e piattaforme bloccati dal governo è costretto ad utilizzare metodi di sblocco più lenti e meno intuitivi.

La questione delle emoji bandite

Chiunque voglia inviare l’emoji della bandiera di Taiwan nella Cina continentale, potrebbe perdere un bel po’ di tempo a trovarla nella tastiera. E il motivo è perché Apple è stata “costretta” a nascondere questa determinata emoticon, chiaramente per motivi politici.

Una rimozione che, con l’ultimo aggiornamento di iOS, è stata applicata anche a tutti gli utenti di Hong Kong e Macao, che quindi non hanno accesso a tutte le emoji disponibili nei paesi occidentali.

Le incisioni vietate

La possibilità di acquistare qualsiasi prodotto di Apple con un’incisione personalizzata e realizzata direttamente dall’Apple Store è una delle caratteristiche che da anni contraddistinguono l’azienda di Cupertino. In realtà, però, non tutti possono scrivere le frasi che vogliono sui prodotti acquistati.

Agli utenti cinesi Apple impone infatti alcune restrizioni: andando nella sezione dedicata alle incisioni sul sito di Apple per la Cina, si potrà leggere chiaro e tondo che “Non sono consentite parole inappropriate”.

Termini come “dittatura” o “diritti umani” sono del tutto vietati, ma anche argomenti come il 4 giugno, l’indipendenza di Taiwan e il Falun Gong, non possono essere incisi sui prodotti, assieme ad alcuni dei nomi degli attuali e passati presidenti della Cina, tra cui Xi Jinping, Hu Jintao e Jiang Zemin, insieme a nomi di dissidenti come Liu Xiaobo e Liu Xia.

iCloud in Cina

Il territorio cinese è l’unico nel quale Apple non può utilizzare i propri server per iCloud. In realtà, nella Cina continentale il colosso di Cupertino ha affidato tutte le operazioni iCloud a Guizhou-Cloud Big Data (GCBD), che secondo quanto riferito ha stretti legami con il governo cinese.

GCBD ha successivamente trasferito i dati iCloud degli utenti cinesi di Apple sui server gestiti da China Telecom, una delle tre società di telecomunicazioni statali del paese, tramite i quali il governo cinese avrebbe pieno accesso alle informazioni (utilizzate perlopiù per indagini contro le frodi fiscali)

Niente film su iTunes e libri su iBooks

Nel 2016, a soli sei mesi dall’apertura dei suoi nuovi store digitali, Apple è stata costretta a chiudere iTunes Film e iBooks per gli utenti della Cina continentale. Il motivo? Aecondo i censori dei media cinesi, dopo aver effettuato severi controlli sui contenuti degli store digitali, in iTunes Film e in iBooks gli utenti potrebbero avere accesso a contenuti “non idonei”.

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