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Trump attacca Apple: “Sbloccate gli iPhone dei terroristi”

Apple e il governo degli Stati Uniti sono di nuovo ai ferri corti. Soltanto poche ore fa l’FBI aveva richiesto alla casa di Cupertino di collaborare con le autorità statunitensi fornendo loro l’accesso alle informazioni contenute negli smartphone dell’attentatore che il 6 dicembre scorso ha colpito la base militare di Pensacola, in Florida, nella quale sono morti tre ufficiali. La società aveva risposto negativamente all’agenzia fornendo le proprie ragioni ma nella conversazione si è appena infilato niente meno che il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, con un tweet nel quale cerca di forzare la mano ad Apple accusandola di non voler aiutare il Paese nella lotta alla criminalità nonostante abbia goduto dell’aiuto del governo in fatto di commercio.

Il cinguettio di Trump risale a questa notte, ora italiana e recita: “Stiamo dando ad Apple un aiuto sostanziale e prolungato sul commercio e molte altre questioni, eppure si rifiutano di sbloccare i telefoni utilizzati da assassini, spacciatori di droga e altri criminali violenti. È ora che si assumano qualche responsabilità e inizino ad aiutare il nostro grande Paese, adesso!”. L’accusa riecheggia quella del segretario del procuratore generale William Barr, che lunedì aveva rinfacciato ad Apple di non aver fornito all’FBI “alcuna assistenza rilevante” sulla vicenda.

La risposta di Apple

Per l’azienda guidata da Tim Cook però le cose stanno diversamente. Apple non ha ancora commentato le parole di Trump, ma nel confronto iniziale aveva risposto alle accuse di Barr affermando di aver aiutato “rapidamente e a più riprese” l’FBI fin da poche ore dopo l’attentato, fornendo gigabyte di dati agli investigatori comprendenti backup di iCloud, informazioni su account Apple e molto altro. La richiesta di sbloccare i telefoni sarebbe però arrivata all’azienda solamente il 6 gennaio — un mese dopo l’attentato — e rimarrebbe impossibile da soddisfare; Apple infatti non ha modo di sbloccare con un passepartout i telefoni che produce, se non violandoli.

Il precedente di San Bernardino

È una questione ormai datata: il primo scontro su questo terreno si consumò tra FBI e Apple nel 2016, quando la società non acconsentì a sbloccare gli iPhone appartenenti agli attentatori della sparatoria di San Bernardino. Ai tempi le autorità iniziarono a chiedere insistentemente ad Apple di fornire l’accesso a quei dispositivi e di iniziare a costruire i suoi telefoni con un canale privilegiato dedicato a eventuali forze dell’ordine, incorporato nel software per permettere a queste ultime di sbirciare nei telefoni di criminali e soggetti pericolosi. Apple si è sempre rifiutata di rispondere a queste richieste e da allora la posizione della società non è cambiata: costruire telefoni in questo modo, oltre a violare la privacy di chi li usa, darebbe ad hacker e regimi gli stessi canali di ingresso privilegiati dei quali vogliono godere le autorità USA, mettendo in pericolo cittadini innocenti o perseguitati in tutto il mondo.

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