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Così Facebook può cancellare il tuo profilo improvvisamente (e potresti dover pagare per riaverlo)

Può Facebook cancellare un account da un momento all’altro, senza che un utente sappia il perché? È questa la domanda che si è posto Guido Prussia, un giornalista de Il Giornale che, in un approfondito articolo, ha raccontato come nel social network basti il video di un gattino per rischiare di perdere l’accesso al proprio account. Una vicenda piuttosto comune, quella accaduta al giornalista, che però è stata utile per mettere in risalto una particolare strategia di marketing indiretto con la quale le aziende detentrici dei diritti di alcuni dei video più virali del web, “ricattano” gli utenti (le virgolette sono dovute, ma il termine è più che consono alla situazione) e chiedono un pagamento di quasi 100 dollari per poter far tornare tutto alla normalità.

La vicenda

Dopo aver pubblicato nella sua pagina di viaggi il video di un gattino che viaggiava in un auto all’interno di una cuccia da appendere al finestrino, il giornalista ha perso totalmente accesso al suo profilo personale di Facebook, senza ricevere alcuna segnalazione dal social network. “Per un mese chiedo all’assistenza il perché della mia sparizione, nessuno sa darmi una risposta” – scrive Prussia – “Il motivo lo vengo a sapere andando a frugare nei meandri dei mille cassetti che formano i menù digitali delle pagine Facebook. Sono stato cancellato dal socialpiù famoso del pianeta terra perché ho pubblicato un post [..] che aveva attratto la mia attenzione e sembrava perfetto per la mia pagina dedicata ai viaggi. Ma nonostante fosse un video pubblicato migliaia di volte non avrei dovuto dimenticarmi che esiste un copyright”.

Eh già, perché il problema di fondo e l’errore fatto dal giornalista, è stata la pubblicazione di un video coperto da copyright con una conseguente violazione dei diritti d’autore: in soldoni il giornalista ha scaricato un video pubblicato in un’altra pagina di Facebook e l’ha pubblicato nella sua. E fin qui tutto nella norma, Facebook ha tutto il diritto di procedere in questo modo. È chiaro che Prussia scaricando il video e ripubblicandolo ne ha violato i diritti d’autore (secondo cui è possibile solo la ricondivisione del post, ma non il download e la ripubblicazione), ma è quello che succede dopo che ha dell’incredibile.

Il meccanismo di “ricatto”

Perché è dopo essere riuscito ad arrivare al nodo della matassa che il giornalista ha dovuto fare una scelta. Spinto a contattare ad un’azienda americana (Junkin Media) che aveva effettuato la segnalazione di violazione del copyright a Facebook e che di fatto detiene i diritti del video del gattino, Prussia riceve una risposta dagli Stati Uniti nella quale veniva invitato al pagamento di 99 dollari (tramite PayPal): solo dopo aver ricevuto il pagamento l’azienda avrebbe ritirato la segnalazione in modo che Facebook rendesse accessibile nuovamente il profilo.

E così è stato, finché non è successa un’altra cosa: “Dopo aver pagato la segnalazione viene tolta e Facebook ripubblica il gattino sulla mia pagina. Il mio account torna visibile. E’ tutto tornato normale dopo aver pagato il mio debito? Sembrerebbe di si” – scrive il giornalista de Il Giornale – “Ma una settimana dopo accade l’incredibile. Il gattino viene nuovamente segnalato per violazione di Copyright. Facebook lo toglie di nuovo dopo essere stati loro a ripubblicarlo nella mia pagina. E il mio account viene nuovamente cancellato. Ricevo una mail identica alla precedente dove mi viene chiesto ancora una volta di contattare Jukin Media, pagare un’altra volta 99 dollari per lo stesso video che già avevo comperato”.

In soldoni, quindi, cosa è successo? Quanto accaduto al giornalista de Il Giornale è l’esempio di un meccanismo a dir poco diabolico, pensato da alcune aziende molto attive su Facebook che sostanzialmente acquistano i diritti di alcuni video potenzialmente virali, li spingono alla diffusione nel social network e, successivamente, si armano di un particolare software che analizza tutti i contenuti pubblicati su Facebook: una volta localizzati i video di loro proprietà, fanno partire la segnalazione ed innescano il meccanismo di blocco dell’account con la relativa richiesta di pagamento.

“Si diventa ricchi con questo business?”, si è chiesto Prussia, “La risposta è si. Visto che Junkin Media ha un fatturato annuo stimato intorno agli 8 milioni di dollari”, conclude il giornalista.

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